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Ravello: nei Giardini di Villa Cimbrone

 

Ravello - Villa Cimbrone

La lunga stagione di Villa Cimbrone

di Teobaldo Fortunato

È la tarda primavera di un anno singolare: si sono riaperti finalmente luoghi di culto e musei e palazzi e le ariose stanze di ville in collina, sui monti e quelle che guardano il mare. Sono stato a Ravello, ancora deserta, in un fresco mattino di giugno: l’estate sembra tardare quest’anno. Finalmente, giunto a villa Cimbrone, mi accoglie la famiglia Vuilleumier. È Giorgio a farmi da guida, lungo il viale che culmina nel tempietto a pagoda, prima di giungere al belvedere dove il cielo e il mare sono così vividamente azzurri che non è possibile distinguerli l’uno dall’altro, come lo definì Gore Vidal.

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Ravello - Villa Cimbrone 3Poi, seguiamo il percorso tra vialetti degradanti ed altri in ascesa per raggiungere il roseto dello strabiliante giardino. Il progetto del roseto rinnovato è stato realizzato con la consulenza del musicista, compositore Walter Branchi, uno dei più grandi esperti di rose. Musica e rose viaggiano sulla stessa onda emozionale, afferma con malcelato orgoglio, Giorgio Vuilleumier, dominus entusiasta della residenza, uno degli hotel di charme più esclusivi al mondo. Il giardino è stato riaperto alle visite da qualche settimana; per l’albergo, la data è fissata al 4 luglio. Fervono i preparativi: tutto deve essere pronto per accogliere gli ospiti novelli e quelli proustiani, alla ricerca di quell’aura magica che connota lo storico complesso. Vuillemier ci racconta che quest’anno nessun turista ha visto fiorire le iris e le peonie. Ho avuto il piacere di ammirare un’esplosione di fiori della passione e di agapanti che si preparano ad aprire le corolle. 

La villa conserva la medesima atmosfera fin de siecle, quando Ernest William Beckett, II Lord Grimthorpe ne iniziò il restyling completo, continuato oggi dai Vuilleumier. Appartenne alla famiglia Fusco che dalla metà del ‘500 ne ampliò le dimensioni, rinnovando le decorazioni. L’originaria casa palaziata divenne una dimora d’eccezione. I saloni di rappresentanza nel 1700 furono ingentiliti da affreschi con imagines clipeate, arcadici bozzetti e grottesche; nel contempo, si realizzarono il viale centrale ed il Terrazzo del Belvedere da cui, come annotò nel suo diario, Cosima Wagner il 26 maggio del 1880 - si gode il panorama più bello di tutti! Ferdinand Gregorovius, un viaggiatore teutonico d’eccellenza, nell’estate del 1853 non ebbe alcun dubbio in merito alla villa incomparabile… che sorge tra le rose e gli oleandri su di un altopiano da dove lo sguardo spazia nel mare. Sia la villa che il magnifico giardino, assimilato agli Orti d’Armida fra le rose e le ortensie, hanno remote origini che si fondono con la storia stessa di Rebellum.

Dopo decenni d’abbandono, nei primi anni del Novecento, Lord Grimthorpe ha dato alla villa ed all’ameno parco un respiro del tutto nuovo, in virtù della fusione di stilemi che riflette la temperie culturale permeata da uno snobismo anglosassone. Il giardino in gran parte ridisegnato, sulle indicazioni della botanica Vita Sachville West, conservando quale asse portante, il viale centrale. Furono ricostruiti e ridecorati ambienti devastati da terremoti, come il Chiostro in stile arabo-siculo-normanno; integrata la Cripta, intrigante loggiato neogotico, sede di ritrovo degli esponenti del Circolo di Bloomsbury. Questi ultimi soggiornarono spesso in villa, al pari di aristocratici di sangue, d’arte e d’ ingegno: dai Duchi di Kent a Henry Moore, da Elliot a Virginia Woolf, da D. H. Lawrence a Forster, da Russel a Keynes, da Violet Trefusis a Greta Garbo a Stokowsky, a Paola ed Alberto di Liegi o eccentrici personaggi della plutocrazia contemporanea.

Anche gli ambienti interni tra il 1907 e gli anni Venti, furono rivisitati alla luce di nuove istanze abitative e di un gusto più raffinato. La cura dei dettagli continua tuttora nella conservazione dei superbi arredi, dai preziosi dipinti ai mobili d’alta epoca. La sobrietà dell’eleganza costituisce il fil rouge di ogni stanza della villa: piani pavimentali diversi, realizzati con riggiole antiche o le contemporanee mattonelle della tradizione vietrese; conferiscono un’allure particolare dalle inconfondibili nuance cromatiche, dal verde ramino al blu cobalto, seguendo i decori d’un tempo o rinnovandoli con soluzioni più originali. Gli arredi, eleganti e barocchi, diversificano le stanze da cui si gode uno scenario naturale incomparabile. Su una balza più in basso è posizionata la piscina tra la vegetazione curatissima e lussureggiante, poco oltre il piacevole riparo del “Flauto di Pan”, il ristorante “stellato” dell’hotel; su un poggio ancora più in basso, l’orto biologico in cui si coltivano i prodotti della terra per deliziare gli ospiti. Ad oriente, l’aurora illumina in ogni stagione l’ansa del Golfo di Salerno; ad occidente la vista spazia, nei giorni tersi, oltre la punta estrema delle terre d’Amalfi.

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Dopo il tramonto, passeggiando nel giardino, tra tempietti monopteri e statue, si avverte la brezza che sale dal mare; inebria con il profumo intenso della salsedine, forse come nelle sere di settembre del 1937, quando Salvator Dalì e sua moglie Gala tornarono a Villa Cimbrone, ospiti di Edward James. Poco lontano, di fronte a Positano, su un isolotto de Li Galli, soggiornava Léonide Massine, ballerino e coreografo del Ballet Russe di Montecarlo. Fu un periodo intenso di collaborazione tra i due artisti: realizzarono il balletto Tristan Fou, in scena nel 1939 al Metropolitan Opera House di New York con musiche di Wagner. Natura non facit saltus: le rose e le ortensie, i glicini, i cespugli di lavanda e le orchidee selvatiche, incanteranno ancora con i loro colori, i visitatori d’un giorno e quelli che soggiorneranno più a lungo per scoprire emozioni inattese, all’ombra degli ulivi e dei pini o guardando il mare dall’alto come fanno i gabbiani.

 

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